Una scuola digitale che protegge anche il futuro dei bambini
Come un istituto scolastico primario con 700 alunni e più di 50 docenti ha scelto Nextcloud per migliorare la collaborazione con le famiglie, mantenere il controllo sui dati e proteggere i bambini dalla profilazione digitale.
Ci sono le comunicazioni della direzione, i documenti destinati agli insegnanti, gli avvisi alle famiglie, i calendari delle attività scolastiche, i compiti, le verifiche, le iniziative di classe e gli eventi che coinvolgono genitori e bambini.
A tutto questo si aggiunge la necessità di coordinare il lavoro degli insegnanti e mantenere una comunicazione semplice, ordinata e tempestiva con le famiglie. La digitalizzazione sembra offrire una risposta naturale a queste esigenze.
Esistono numerose piattaforme che permettono di condividere documenti, organizzare calendari, scambiare messaggi e collaborare a distanza. Molte di queste sono semplici da utilizzare, apparentemente gratuite e già conosciute dagli utenti.
Ma quando gli utenti sono bambini, la scelta di una piattaforma digitale non può essere basata soltanto sulla comodità.
Occorre porsi una domanda ulteriore: che cosa succede alle informazioni che affidiamo a questi sistemi?
Non soltanto dove vengono conservate, ma anche chi può analizzarle, per quali finalità e quali ulteriori informazioni possono essere ricavate dai contenuti.
Per un istituto scolastico, questa domanda ha un’importanza particolare.
La soluzione: un ambiente digitale condiviso e sotto controllo
La scelta è stata quella di adottare Nextcloud come ambiente centralizzato per la comunicazione e la collaborazione tra direzione, insegnanti e famiglie.
L’obiettivo non era introdurre una piattaforma tecnologicamente sofisticata, ma realizzare un sistema facilmente utilizzabile, capace di adattarsi alle esigenze quotidiane della scuola.
Attraverso un’unica infrastruttura, l’istituto ha potuto integrare quattro attività fondamentali:
- Distribuzione e condivisione dei documenti scolastici.
- Gestione dei calendari, degli eventi e delle attività di classe.
- Comunicazioni e messaggistica tra docenti e famiglie.
- Collaborazione nell’organizzazione delle iniziative scolastiche.
Tutto questo mantenendo una distinzione tra gli spazi riservati alla direzione, quelli utilizzati dagli insegnanti e quelli accessibili alle famiglie.
La particolarità della soluzione non riguarda soltanto le funzionalità disponibili.
La scuola può decidere quali dati raccogliere, come organizzarli, chi possa accedervi e soprattutto quali utilizzi debbano essere esclusi.
1. Documenti scolastici: tutto al posto giusto
Con Nextcloud Files, la distribuzione dei documenti è stata organizzata attraverso spazi condivisi e autorizzazioni differenziate.
La direzione può rendere disponibili circolari, comunicazioni e modulistica al personale scolastico.
Gli insegnanti possono condividere materiali didattici e documenti con i colleghi e con le famiglie delle rispettive classi.
I genitori possono trovare i documenti di loro interesse senza dover recuperare allegati dispersi tra email, messaggi e comunicazioni cartacee.
I documenti rimangono disponibili in un ambiente organizzato, dove possono essere aggiornati senza moltiplicare le copie.
La gestione delle autorizzazioni consente inoltre di distinguere i contenuti pubblici da quelli riservati ai singoli gruppi.
Il vantaggio non è avere più documenti digitali, ma riuscire a trovare facilmente quelli che servono.
2. Calendari di classe: meno comunicazioni, più organizzazione
Attraverso Nextcloud Calendar, gli insegnanti possono organizzare gli appuntamenti e le attività delle proprie classi.
Compiti, verifiche, uscite didattiche, riunioni ed eventi possono essere inseriti in calendari condivisi con le famiglie interessate.
Ai calendari di classe si affiancano quelli generali dell’istituto, dedicati alle iniziative comuni.
In questo modo, le informazioni possono essere mantenute aggiornate in un unico punto, riducendo il ricorso a messaggi ripetuti o promemoria cartacei.
Grazie al supporto degli standard aperti, i calendari possono anche essere integrati con le applicazioni già presenti sui dispositivi personali, quando previsto dalla configurazione adottata.
I genitori non devono necessariamente imparare a utilizzare un nuovo strumento per ogni esigenza. Possono semplicemente consultare le informazioni che li riguardano.
3. Messaggistica scolastica senza dipendere dalle chat personali
Un altro elemento importante è rappresentato da Nextcloud Talk, utilizzato per la comunicazione tra docenti e famiglie.
Le conversazioni possono essere organizzate per classi, gruppi di lavoro o specifiche iniziative.
Gli insegnanti hanno così uno spazio nel quale comunicare promemoria, informazioni sulle attività didattiche, indicazioni sui compiti e avvisi.
Quando necessario, lo stesso ambiente permette di organizzare riunioni a distanza e videoconferenze.
La comunicazione scolastica non deve necessariamente passare attraverso gruppi WhatsApp o altri servizi di messaggistica legati agli account personali dei partecipanti.
Questo consente anche di mantenere una separazione più chiara tra le comunicazioni private e quelle legate alla vita scolastica.
L’ambiente è amministrato dall’istituto, che può stabilire le regole di partecipazione e i livelli di accesso.

4. Collaborazione tra insegnanti e genitori
Una scuola è anche una comunità di persone che collaborano.
Ci sono le iniziative organizzate dalle classi, gli eventi scolastici, i progetti didattici e le attività che richiedono il contributo delle famiglie.
L’integrazione tra documenti, calendari e messaggistica permette di coordinare queste attività senza dover ricorrere continuamente a strumenti differenti.
Un documento relativo a un’iniziativa può essere condiviso con le persone coinvolte. Gli appuntamenti possono essere inseriti in calendario. Le comunicazioni possono essere gestite attraverso Talk.
La stessa infrastruttura può inoltre supportare la collaborazione tra docenti, anche attraverso la modifica condivisa dei documenti quando è disponibile un editor online integrato.
Il sistema non impone alla comunità scolastica di cambiare radicalmente le proprie abitudini.
Offre invece un ambiente che può crescere progressivamente insieme alle competenze e alle necessità delle persone.
Il problema che non si vede: quando i dati dei bambini diventano informazioni su ciò che saranno
Fin qui abbiamo descritto una soluzione di collaborazione digitale.
Ma nel caso di una scuola primaria esiste un aspetto molto più importante delle funzionalità offerte.
Un bambino che frequenta la scuola produce, direttamente o indirettamente, una grande quantità di informazioni.
I suoi elaborati, i risultati delle attività didattiche, le difficoltà incontrate, i messaggi che lo riguardano, le iniziative alle quali partecipa e le interazioni con insegnanti e compagni costituiscono un patrimonio informativo estremamente delicato.
Singolarmente, molte di queste informazioni possono sembrare innocue.
Un bambino che fatica a leggere. Un altro che non partecipa volentieri alle attività di gruppo. Un altro ancora che manifesta una particolare predisposizione per la matematica.
Sono situazioni normali nella vita scolastica.
Ma quando queste informazioni vengono raccolte e correlate attraverso sistemi di analisi automatica, possono essere utilizzate per ricavare informazioni ulteriori.
Non soltanto su ciò che il bambino ha fatto, ma anche su ciò che potrebbe fare.
Le tecnologie di intelligenza artificiale e analisi predittiva rendono possibile elaborare ipotesi sulle caratteristiche individuali, sui comportamenti, sulle capacità e sulle potenziali difficoltà di una persona.
Il problema non è soltanto l’eventuale utilizzo commerciale di queste informazioni.
Il problema è che un bambino rischia di diventare un profilo statistico prima ancora di aver avuto il tempo di scoprire chi è.
Un bambino di sette anni non è la previsione dell’adulto che diventerà
Un bambino di sette anni può essere timido, distratto, poco socievole o avere difficoltà nell’apprendimento.
A dieci anni potrebbe essere completamente diverso.
A quindici potrebbe aver sviluppato capacità, interessi e attitudini che nessuno avrebbe immaginato.
L’infanzia è proprio questo: un periodo di trasformazione continua, durante il quale le persone imparano, sperimentano, commettono errori e cambiano.
Il rischio della profilazione algoritmica è che comportamenti temporanei vengano trasformati in caratteristiche digitali persistenti.
Un’inferenza, peraltro, non è necessariamente corretta.
Un algoritmo può individuare correlazioni statistiche che non descrivono adeguatamente una persona, oppure formulare previsioni basate su informazioni incomplete.
Eppure quelle valutazioni, se conservate e utilizzate successivamente, possono influenzare il modo in cui quella persona viene considerata.
In questo modo, il passato rischia di condizionare il futuro.
La scuola dovrebbe essere il luogo nel quale un bambino scopre possibilità che ancora non conosce, non quello nel quale un sistema informatico comincia a restringerle sulla base di ciò che crede di sapere di lui.
La scelta tecnologica diventa una scelta educativa
È qui che il concetto di sovranità sui dati assume un significato particolare.
Non si tratta semplicemente di scegliere un fornitore europeo o di conservare le informazioni su server collocati in una determinata nazione.
Si tratta di mantenere la capacità di decidere come vengono utilizzate le informazioni.
Con un’infrastruttura Nextcloud amministrata secondo questo principio, la scuola può escludere l’impiego di strumenti di profilazione e impedire che i contenuti scolastici vengano trasferiti a servizi esterni per alimentare sistemi di intelligenza artificiale o produrre inferenze sui minori.
Questo richiede precise scelte tecniche, contrattuali e organizzative: non è una garanzia che discende automaticamente dall’utilizzo di Nextcloud.
Ma la possibilità di costruire l’ambiente intorno a queste scelte rappresenta un vantaggio fondamentale.
La piattaforma deve servire a distribuire un documento, comunicare un appuntamento, organizzare un’attività o permettere a un insegnante di collaborare con i genitori.
Non ha bisogno di analizzare la personalità dei bambini per svolgere queste funzioni.
Non ha bisogno di elaborare previsioni sulle loro capacità.
Non ha bisogno di trasformare i contenuti della vita scolastica in dati destinati a finalità estranee all’educazione.
I dati dei bambini devono essere utilizzati per le finalità educative e scolastiche legittime, non per costruire un mercato di informazioni attorno alla loro infanzia.
GDPR: la protezione dei dati non è soltanto una questione di documenti
Il Regolamento (UE) 2016/679, conosciuto come GDPR, attribuisce particolare importanza alla protezione dei dati personali dei minori.
Il principio di limitazione delle finalità prevede che i dati siano raccolti per scopi determinati, espliciti e legittimi.
Il principio di minimizzazione richiede che vengano trattate soltanto le informazioni adeguate, pertinenti e necessarie.
E il principio di protezione dei dati fin dalla progettazione richiede di considerare la riservatezza già nel momento in cui vengono definiti i sistemi e le modalità del trattamento.
Tuttavia, la protezione dei dati non dovrebbe ridursi al rispetto formale di un insieme di adempimenti.
Quando parliamo di bambini, occorre considerare anche le conseguenze che l’utilizzo delle informazioni può produrre nel tempo.
La questione non riguarda soltanto l’accesso non autorizzato a un documento o la divulgazione accidentale di un’informazione riservata.
Riguarda anche la possibilità che informazioni raccolte per una finalità educativa vengano successivamente analizzate, correlate o utilizzate per finalità differenti.
Una piattaforma scolastica può essere utile e intuitiva, ma le sue condizioni di utilizzo e quelle dei servizi sui quali si appoggia devono essere esaminate con attenzione.
In particolare, è importante comprendere se i contenuti degli utenti possano essere utilizzati per migliorare sistemi di intelligenza artificiale, personalizzare servizi, effettuare analisi comportamentali o sviluppare modelli predittivi.
Non tutte le piattaforme applicano le stesse condizioni, e non ogni attività di analisi corrisponde necessariamente a una profilazione dei minori. Proprio per questo, le finalità e i trattamenti effettivamente previsti devono essere verificati.
La scelta di un’infrastruttura sotto il controllo della scuola permette di adottare una regola semplice: le informazioni scolastiche vengono utilizzate per le finalità per cui sono necessarie, senza autorizzarne il riutilizzo per profilazioni o inferenze estranee all’attività educativa.
La conformità al GDPR richiede naturalmente anche adeguate misure di sicurezza, gestione delle autorizzazioni, tempi di conservazione definiti, informative corrette e appropriate garanzie contrattuali con gli eventuali fornitori.
Ma la sovranità sui dati permette di affrontare questi aspetti partendo da un principio progettuale preciso: il trattamento delle informazioni deve essere al servizio della scuola, non il contrario.
Un ambiente che cresce con le persone, non che accumula informazioni sulle persone
Un altro elemento significativo dell’esperienza riguarda la semplicità.
Una comunità scolastica comprende persone con competenze digitali molto diverse.
Alcuni insegnanti utilizzano quotidianamente strumenti di collaborazione online, altri preferiscono procedure più tradizionali. Lo stesso vale per i genitori.
Una soluzione efficace deve tenere conto di questa diversità.
Per questo l’adozione di Nextcloud può procedere gradualmente, partendo dalle esigenze più semplici e introducendo nuove funzionalità soltanto quando diventano realmente utili.
Prima i documenti, poi i calendari, le comunicazioni e infine eventuali ulteriori strumenti di collaborazione.
Non è necessario trasformare la scuola in un’organizzazione tecnologicamente complessa.
È sufficiente costruire un ambiente capace di adattarsi alle persone.
E soprattutto, la crescita della piattaforma non deve coincidere con una raccolta sempre maggiore di informazioni sui suoi utenti.
Una buona piattaforma digitale cresce offrendo più possibilità alle persone, non accumulando sempre più conoscenze su di loro.
Il risultato: una scuola più organizzata e una comunità digitale più consapevole
L’integrazione di Nextcloud permette di riunire in un unico ambiente le principali esigenze collaborative dell’istituto.
La direzione dispone di strumenti per distribuire documenti e comunicazioni.
Gli insegnanti possono organizzare attività, calendari e materiali didattici.
Le famiglie trovano un ambiente condiviso nel quale consultare informazioni e partecipare alla vita scolastica.
La disponibilità di strumenti integrati riduce la frammentazione delle comunicazioni e consente una gestione più ordinata delle attività quotidiane.
Ma il beneficio più importante non si misura nel numero di documenti condivisi, di messaggi inviati o di appuntamenti inseriti in calendario.
Si misura nella possibilità di realizzare tutto questo senza trasformare la vita scolastica dei bambini in una fonte di dati destinati a profilazioni e analisi predittive.
La scuola può beneficiare della tecnologia senza rinunciare al controllo sulle informazioni che custodisce.
È una forma di indipendenza tecnologica, ma anche una scelta di responsabilità nei confronti delle famiglie e degli alunni.
Il diritto di diventare qualcuno che nessun algoritmo aveva previsto
Ogni giorno affidiamo alla scuola una parte importante della crescita dei nostri figli.
Le affidiamo il compito di educarli, aiutarli a sviluppare le proprie capacità, accompagnarli nella scoperta del mondo e nella costruzione della loro personalità.
Non dovremmo chiedere loro, come prezzo per utilizzare strumenti digitali, di lasciare una traccia permanente delle proprie difficoltà, preferenze, abitudini e relazioni a disposizione di sistemi che potrebbero utilizzarla per prevederne i comportamenti futuri.
Un bambino deve poter sbagliare senza che ogni errore contribuisca a definirlo.
Deve poter cambiare interessi, superare difficoltà, scoprire talenti inattesi e diventare una persona differente da quella che sembrava essere qualche anno prima.
La sovranità sui dati, applicata alla scuola, significa anche proteggere questa possibilità.
Significa riconoscere che non tutto ciò che è tecnicamente possibile analizzare deve necessariamente essere analizzato.
E che non tutto ciò che possiamo prevedere abbiamo il diritto di prevederlo.
Un bambino ha il diritto di crescere, cambiare, sbagliare e sorprendere. Ha il diritto di diventare qualcuno che nessun algoritmo aveva previsto.
La federazione arriva anche alle videochiamate
Questa è probabilmente una delle novità più importanti di Nextcloud Hub 9.
Nextcloud permette da tempo di condividere file tra server differenti. Con Hub 8 erano arrivate anche le conversazioni federate di Talk. Ora la federazione si estende anche alle chiamate audio e video.
Significa che un utente appartenente a un server Nextcloud può partecipare a una conversazione e a una videoconferenza ospitata su un’altra istanza utilizzando il proprio Federated Cloud ID.
Non è necessario creare un nuovo account sul server dell’altra organizzazione, non è necessario neppure utilizzare necessariamente un collegamento pubblico.
L’utente continua ad entrare attraverso il proprio ambiente Nextcloud. È un concetto interessante perché ribalta uno dei principi sui quali si basano molti servizi cloud, dove normalmente, per collaborare, tutti devono entrare nella piattaforma dello stesso fornitore.
Con la federazione Nextcloud prova invece ad applicare alla collaborazione un modello più simile a quello della posta elettronica: organizzazioni diverse possono utilizzare server differenti e continuare comunque a comunicare tra loro.
La tecnologia si basa su Open Cloud Mesh, standard aperto sviluppato nell’ambito dell’ecosistema europeo della ricerca e dell’istruzione.
Dal punto di vista tecnico c’è però un requisito importante: le chiamate federate di Talk richiedono il High Performance Backend con supporto alla federazione su entrambe le istanze coinvolte.
Arriva Nextcloud Flow
L’altra grande novità di Hub 9 si chiama Nextcloud Flow.
Nextcloud dispone già da tempo di semplici meccanismi di workflow, ma con questa release l’automazione diventa molto più ambiziosa. Il nuovo sistema integra Windmill, piattaforma open source dedicata all’automazione dei processi, con le applicazioni e le API di Nextcloud.
Un processo può quindi partire da un evento e concatenare una serie di operazioni.
Possiamo immaginare, ad esempio, una richiesta di rimborso.
- Un dipendente compila un modulo.
- I dati vengono salvati in Tables.
- Il responsabile riceve una richiesta di approvazione.
- Dopo l’approvazione viene generato un documento PDF.
- Il documento viene archiviato e successivamente inviato tramite email.
- Oppure Flow può ricevere un allegato da Mail, estrarne delle informazioni, inserirle in una tabella e attivare un processo esterno.
Il punto interessante è che Flow può utilizzare direttamente Files, Mail, Tables, Office, notifiche e servizi esterni.
Nextcloud non diventa quindi soltanto il posto nel quale si trovano i documenti.
Può diventare anche il sistema che coordina ciò che deve accadere attorno a quei documenti.
Una lavagna collaborativa dentro Nextcloud
Hub 9 introduce inoltre Nextcloud Whiteboard. Si tratta di una lavagna digitale con canvas virtualmente illimitato sulla quale più utenti possono lavorare contemporaneamente.
È possibile inserire testo, disegni a mano libera, forme, frecce, immagini e altri elementi per realizzare diagrammi, schemi, mappe concettuali e brainstorming.
La cosa più interessante è naturalmente l’integrazione con Nextcloud Talk: durante una videoconferenza può essere aperta una Whiteboard e i partecipanti possono utilizzarla contemporaneamente per rappresentare graficamente ciò che stanno discutendo.
Una volta terminato il lavoro, la lavagna può essere condivisa come qualsiasi altro file Nextcloud ed esportata anche come immagine.
È una di quelle funzioni che sembrano accessorie fino a quando non ci si trova a fare una riunione nella quale bisogna spiegare un processo, disegnare uno schema o organizzare le idee di un gruppo.
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